Settimo premio di Narrativa di Castellammare a Carmelo Pirrera

Settimo premio di Narrativa di Castellammare a Carmelo Pirrera

Settimo premio di Narrativa di Castellammare a Carmelo Pirrera

Giuria: G. Santangelo, F. Hoefer, S. P. Oe Nola, P. Allegra, N. Pino, V. Santangelo

La commissione ha voluto affidarmi l’incarico di una breve relazione sui suoi lavori del VII concorso nazionale di narrativa. E’ per me motivo di onore non disgiunto a quello della gioia di parlare di una manifestazione ormai affermatasi a Castellammare e della quale già in precedenza molti membri della commissione abbiamo seguito l’iter. Siamo qui per dare una tangibile testimonianza di adesione ad alcuni va lori di civiltà e di vita che nella nostra assai discussa età consumistica ribadiamo con rinnovate prospettive e con impegno rinnovato perché la civiltà non soccomba alla barbarie logorante della quotidiana insidia che travisa le cose e mina il codice della comunicazione tra gli uomini mistificandone i significati e limando la carica umana del colloquio. Ebbene il consenso che da ogni parte d’Italia è venuto a questo concorso con la larga partecipazione dei concorrenti ci invita a meditare sulla validità della poesia e della letteratura nella nostra età appesantita di rinunzie ma anche ricca di speranze. I temi vari di ordine socio-culturale e umano, di pubblico interesse o di privata ed individuale tensione; il linguaggio realistico di alcune composizioni o fantastico allegorico di altre ci spingono a fare delle considerazioni sul dibattito culturale odierno intorno alla letteratura. Il discorso sulla poesia, sulla letteratura e sull’arte, oggi assai articolato, è più vivo di quanto non paia, e ogni volta che esce dai luoghi della sacralità riconosciuta si carica di un tale umano rigore da apparire di insostituibile interesse. C’è chi parla di un concrescere della poesia con la scienza nel senso che questa offre a quella temi e spunti che si traducono in tensioni alla ricerca di una dimensione nuova dell’ uomo; c’è chi risolve (e sono queste le più giovani generazioni volte allo sperimentalismo) la poesia e la letteratura nell’ambito della comunicazione, esse stesse mezzi di comunicazione la cui gestione spetta agli intellettuali modernamente intesi come espressione di una realtà socio-culturale, e dunque vigili nell’indagare la realtà che li circonda ma altrettanto convinti operatori di trasformazioni impegnati a denunciare i limiti della realtà contemporanea e a proporre un iter che l’uomo potrà percorrere con più pensosa coscienza della propria funzione nel cosmo. Da qui allora la scoperta che la pregnante poesia dei miti e la letteratura della comunicazione attraverso immagine poetiche, tende ad insegnare che l’uomo non è il re dell’universo ma nella natura egli vive coprendo un suo ruolo se volete anche diverso, più elevato qualitativamente, ma non per questo esclusivo, in armonia con i ruoli ricoperti da tutte le altre cose del cosmo. Da qui la proposta d’ una letteratura impegnata che non può vivere nel suo «hortus conclusus», neutrale e indifferente alle angosce, alle ansie, alle sofferenze, all’ingiustizia del mondo. Da qui la ricerca di un nuovo umanesimo che ‘ oggi la letteratura si propone tendendo l’orecchio al le esperienze culturali e poetiche mondiali, dai paesi sopra sviluppati a quelli in via di sviluppo, per coglie¬re non solo il senso della diversità ma forse più propriamente i punti di incontro nella tematica sociale, politica umana, individuale e collettiva su cui oggi la poesia saggia la sua validità e perfino le ragioni della sua sopravvivenza. E’ questa la via che la letteratura tralci verso superare il vecchio umanesimo valido per tanti secoli, pur con i suoi limiti, quell’umanesimo, formale secondo un motivato giudizio di uno dei più grandi scrittori contemporanei Aimè Césaire, che ai motivi della poesia europea aggiunge le tematiche le forme e i toni d’una cultura inquietante e spregiudicata quale è quella del mondo africano. Questo VII concorso dì narrativa ci ha dato occasione di ribadire tali tesi e di porre ipotesi di lavoro su cui gli uomini di cultura oggi discutono. Se si dà una breve scorsa ai lavori più significativi presentati al concorso ci si accorge immediatamente che i motivi predominanti so¬no due, l’uno di ordine sociale, nel senso più largo in cui rientrano le prese della posizione individuale nei confronti di una realtà in movimento che non conosce ancora i suoi sbocchi, e l’altro di un ripiegamento del soggetto nell’ambito dei suoi sentimenti e delle sue memorie nel piccolo e gran I de ambiente delle proprie esperienze per fare talvolta di una tematica regionale un motivo di più largo interesse. Quasi tutti i lavori anche in meno originali sono condotti in un linguaggio scevro da sofisticazioni e solo raramente si cade nel cerebralismo ; si giunge talvolta perfino ad uno stile volutamente quotidiano senza per questo essere dimesso. Certamente non di tutti i 128 lavori si può dare un giudizio senza riserva; ma il fatto che in genere siano stati banditi i trionfalismi di maniera e i discorsi edificanti è indice che a tutti i livelli di cultura e di scrittura in modo nuovo senza la pretesa di palingenesi anacronistiche. E’ questo senza dubbio un indizio ma anche una speranza. Veniamo ora ad un più puntuale resoconto del lavoro della commissione che è stata presieduta con larghezza di vedute e con indiscutibile competenza del prof. Giorgio Santangelo. I vari membri della commissione si sono messi al lavoro nella seconda meta di luglio, vagliando i 128 racconti pervenuti da ogni parte d’Italia e qualcuno dall’estero. I commissari si sono tenuti costantemente in contatto tra di loro, cercando di sfruttare i tempi stretti in cui sono stati costretti a lavorare. Nella riunione del 22 agosto avvenuta nella villa del prof. Giorgio Santangelo, al quale erano già pervenute le indicazioni dei due commissari assenti perché all’estero, S. P. De Nola e Fe¬derico Hoefer. Dopo un approfondito scambio di idee, la commissione ha formato una rosa di quindici finalisti tra i quali sarebbero stati scelti i due vincitori. Alla fine della riunione è stato emesso un comunicato dato alla stampa. I quindici finalisti degni tutti di molta attenzione, rappresentano varie regioni d’Italia e persino la Jugoslavia. Rina Altomare di Roma: Flavio Bertelli di Ferrara; Nonuccio Anseimo di Palermo; Bernardino Giuliana di Caltanissetta; Giovanni Moretti di Perugia; Virgilio Mori di Firenze; Antonio Satta di Sassari; Gianni Boari di Roma; Lucia Guiso Caggiari di Nuoro; Carmelo Pirrera di Palermo; Elvezio Petix di Palermo; Nat Scammacca di Trapani; Lucifero Martini di Firenze; Nives Ongaro di Trieste; Luigi Maggiore di Roma. Nel racconto di alcuni di questi autori (Margione, Al tornare, Moretti, Martini, Nives Ongaro, Scammacca) la struttura poggia su un richiamo di memorie alle quali si innestano emozioni nate da fatti realmente vissuti ed espressi con una ben dosata carica sentimentale in un linguaggio senza pausa e bene articolato nei vari momenti. In altri ( Boari, Martinez) si rivede attraverso la propria vicenda l’iter di una generazione descritto senza ostentazione sino al limite di un apparente cromatismo voluto cui non manca il tratto vivificante. In altri ancora (Satta, Giuliana, Petix) con leggerezza di scrittura è trattato un bozzetto di vita paesana in una precisa situazione socio-economica, o in un ambiente ricco di caratteristiche peculiari. Inoltre infine (Anseimo, Bertel li) emergono motivi di apprezzabile resa drammatica o si snoda tutta una favola in chiave satirico – allusivo di approfondimento sociale; su tutti insomma, con le dovute differenze ovviamente di stile e qualche volta anche di qualità, la forza della rappresentazione si unisce ad un adeguato tempo narrativo. I commissari nei giorni successivi al 22 agosto hanno espresso il loro voto per lettera sicché il 30 dello stesso mese è stato possibile prescegliere i nomi dei due vincitori: Carmelo Pirrera con il racconto «L’Orologio» 1° classificato con la seguente motivazione: «Si tratta della vicenda spirituale e reale di un emigrato dal nostro Sud all’estero, alla cui memoria a traiti ritorna come fatto ovvio il ricordo della propria Terra e al quale giunge la notizia della morte del padre. La notte insonne e vagabonda prima del ritorno, il ritorno al paese natale, il possesso dell’eredità consistente in un orologio con la sua carica simbolica e la nuova partenza sono i punti focali attraverso i quali si guarda ad una realtà più vasta e ad un mondo turbato. Una tematica pre¬gnante di contemporaneità proposta con un discorso articolato di memoria e di vita». Lucia Guiso Caggiari con «Fiamme sul monte» secondo premio con la seguente motivazione: «Il racconto è ambientato in Sardegna nel mondo dei pastori. L’ insidia del fuoco, l’affetto del padre, la difesa del gregge sono i pilastri fondamentali su cui poggia la narrazione. La difesa del gregge a costo della vita la speranza che l’indomani esso possa essere ritrovato indenne dal figlio danno una degna conclusione al racconto; il racconto esprime dunque una condizione sentimentale ben precisa nata da un ambiente socio – culturale in cui la vicenda narrata trova una sua piena giustificazione». La Commissione si rammarica di non avere la possibilità di assegnare altri premi, per cui si limita a segnalare per una loro validità che li pone su piano di particolare accettabilità, Nonuccio Anselmo per la novella «L’uomo e il tamburo». Nives Ongaro per la novella «Tre momenti con mio padre», Nat Scammacca per la novella <<Una stanza rosa rossa nel corridoi>>o. Sento ora il bisogno di esprimere un augurio e di nutrire una speranza che con il potenziamento di questo premio di narrativa, Castellammare per quel che può e come potrà, lavori dal Sud per il Sud ma anche per gli altri.

Vincenzo Santangelo