Leonardo Poma

AD ERICE IL TURISMO DEL MITO

di Leonardo Poma –

Direttore dell’Az. Turismo di Erice

Sarò breve perchè so che poco è il tempo a disposizione e molti, di contro, sono gli interventi previsti. Mi è intanto particolarmente gradito porgere il saluto più cordiale dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Erice, che, in assenza del suo Commissario Straordinario Orazio Spezia, ho io l’onore di rappresentare. E nel contempo rivolgo i complimenti più vivi agli organizzatori di questo 1° Convegno Intemazionale sulle origini siciliane dellOdis-sea, un complimento particolare ai signori Scammacca che molto hanno lavorato sull’argomento, con ricerche, studi, traduzioni; e un particolare grazie vorrei anche rivolgere all’imprenditore geom. Andrea Burgarella che da gran tempo porta avanti la tesi certamente suggestiva e affascinante del Pocock. oggetto del presente convegno, dimostrando in ciò interesse scientifico, amore per la propria terra e una lungimiranza fuori del comune che certamente può essere frutto, in un futuro non molto lontano, di particolari attenzioni che potranno essere foriere di sviluppi oggi impensabili.

Non a caso questo convegno si svolge in territorio di Erice, anche se non c’è alcuna soluzione di continuità fra Erice e Trapani, e in realtà il contesto territoriale è unico: E parlando, in particolare, di Erice vorrei appena ricordare che Erice si sposa perfettamente col mito, tutta Erice è un mito, tant’è che, fra gli altri, Carlo Levi parlando di Erice ebbe a dire “questa Assisi del Mezzogiorno, piena di chiese, di conventi, di vie silenziose, di una straordinaria concentrazione di memorie mitologiche”. Ed ancora Guidv, Pivene, nel suo “viaggio in Italia” scrisse: “Da queste terrazze sembra davvero affacciarsi sul mondo del mito”. In verità tutta la nostra Sicilia è terra di miti, anzi potremmo dire che essa stessa è il mitologema di tutte le storie più o meno fantasiose che antichi cantori, poeti ed aedi ci hanno tramandato: da un punto all’altro dell’isola, infatti, trascorrono i nomi divini di Afrodite che volle il suo sorriso sulla montagna di Erice, di Nettuno che fu la causa di tante peregrinazioni di Ulisse, e poi ancora dei vari Ciclopi e Politemi, di Aci e Galatea, di Scilla e Cariddi, di Proserpina e Plutone, di Demetra e di Zeus, cui furono dedicati numerosi templi in Sicilia, di Cerere, di Bacco, di Aretusa e di Ninfe e dei maggiori e minori.

Ma ad Erice il mito è soprattutto Venere, l’Afrodite dei Greci, l’Astarte dei Fenici, la Turan degli Etruschi e in ogni caso la dea del sorriso, della bellezza della fecondità geneticamente legata ad Enea, com’è noto, il quale a sua volta era fratellastro di Erice, figlio della stessa Venere e di Bute: in onore della dea Venere come sappiamo sorse in capo sulla montagna un tempio che divenne fra i più venerati, frequentati e quindi conosciuti dell’antichità grecoromana: non è un mistero che vi si celebrasse l’amore sacro fra le ierodule e i pellegrini in transito per il Mediterraneo. Il culto della dea Venere ad Erice, porta subito e idealmente a re Aceste, mitico signore dei luoghi, che ospitò con fraterna disponibilità il nobile profugo da Troia e la sua gente, parte della quale qui rimase e qui mise le sue radici; Enea e il resto della sua gente sarebbe poi approdato alle spiagge del Lazio, quale terra saturnia voluta dal fato per porre le prime radici di quella che poi sarebbe diventata la divina stirpe romana che avrebbe conquistato il mondo e retto per tanti secoli i destini dei popoli. Ma, a questo punto, dove finisce la fantasia e inizia la realtà? Probabilmente i confini sono molto scemati, ma è bello credere che tutto ciò sia avvenuto, così come riteniamo che, certamente, il nobile re di Itaca Ulisse nelle sue lunghe e sofferte peregrinazioni da un punto all’altro di questo mare per obbedire ai tristi voleri di un dio avverso, sia pure sbarcato in queste sponde, e possa anche essersi incontrato non più da nemico, con lo stesso Enea, a cui lo acccomunava la sventura di un girovagare senza fine. Ma ahimè, al contrario di Enea, il nobile Ulisse non era figlio di una dea! Ma è bello credere che in questa “bellissima costiera da Afrodite benedetta” – come

ricorda Carducci nelle sue “Primavere Elleniche” – potettero riparare insieme Enea e Ulisse, Troiani e Greci.

Realtà? fantasia? illusione?, fatti comunque che attraverso la poesia prima di Omero, poi di Virgilio e poi ancora di Dante sono diventati immortali. Dante che immagina il suo Ulisse, stanco di oziare a Itaca, e di tentare un ultimo ancora più avventuroso viaggio al di là delle colonne d’Èrcole, dove una tremenda tempesta lo avvolge per sempre insieme ai suoi uomini, che dimostrano con il loro coraggio di non esser nati per viver come bruti ma per conseguir virtute e conoscenza.

Il mito, a questo punto, come costruzione immaginifica e fantasiosa dell’eterno uomo -bambino, può diventare grandioso elemento di una eccellente valorizzazione dei luoghi; luoghi che vanno prima conosciuti, capiti quindi amati e poi possono diventare anche oggetto di promozione e valorizzazione turistica e quindi fruizione o godimento al fine di soggiorno. Non è un caso se da diversi anni si parla di questa Piana di Anchise in località Pizzolungo, a qualche chilometro da qui, dove, secondo la tradizione sbarcò Enea e fu sepolto il vecchio padre Anchise, come sede del Parco Virgiliano e di una riedizione in chiave moderna dei Ludi di Enea da tenersi ogni quattro anni.

In verità Erice si è sempre proposta come antesignana di validissime e spesso nuove iniziative. ben armonizzate col territorio, e coerenti con le proprie radici storiche e culturali. E le radici di Erice poggiano certamente sul mito: ad Erice aleggiano antiche presenze rievocanti prepotentemente il retaggio atavico e reale delle antiche civiltà classiche.

Il mito, quindi, può porsi come ulteriore possibilità di un modello di sviluppo di Erice e della sua offerta turistica. Non per nulla, consapevole da tempo di queste possibilità, l’Azienda di Soggiorno e Turismo di Erice ripropose negli anni ’86 e ’87 due edizioni del Premio intemazionale VENERE D’ARGENTO la 12° e la 13°, con il patrocinio dell’ENIT, della Comunità Economica Europea, dell’Organizzazione Mondiale Turismo, della Federazione Europea della Stampa Turistica, e con la partecipazione di eminenti studiosi e cattedratici universitari: le giornate del premio hanno nobilitato e illustrato eziologicamente la natura della dea Venere Afrodite e dei suoi connaturali rapporti con Erice, dimostrandosi col valore della ricerca scientifica quanto sia importante la tematica di “Venere e l’effìmero”, quale suggestione di un mito per il turismo, e quanto Erice, con le sue radici storico-mitologiche, si ponga in una meravigliosa, antica e moderna, posizione di centralità europea, in un concreto auspicio di pace fra i popoli. Erice, quindi, come città dell’amore, della scienza, della pace.

Vorrei concludere ricordando le parole del sociologo Carlo Savini quando disse “che i luoghi del mito costituiscono una delle attrattive più suggestive del movimento turistico intemazionale e che in fondo il turista di oggi è il viaggiatore di sempre, l’Ulisse, l’Enea, il

Gregorovius, lo Schiller, il Gohete, l’Amulesen, lo Schiliemann, e così via”.

“Il turismo del mito” ha quindi una sua precisa collocazione qui in Erice, e non a caso l’Azienda di Soggiorno ha, già da qualche anno, stampato e diffuso un poster a colori che riproduce una pittura di Aldo Sessa, dove immaginazione e realtà sono un tutt’uno, dove l’effimero diventa duraturo, dove il mito, comunque si chiami, diventa espressione di civiltà della coscienza di chi sa reggere oltre l’effimero.