Giuseppe Auci

SCHERIA: MITO, STORIA E LEGGENDA DI UNA CITTA’

di Giuseppe Auci

Trapani, scogliera falciata, arcipelago, un tempo, d’isolette sparse, ove il mare d’ieri si accavallava, in rovinosi passaggi o per scivolosi canali, impegnati in alte e basse maree, e ai ponti stabili o improvvisati dalle umili genti, seguivano tracciati rassodati d’alghe marine percorribili, le due estremità collegando scorrendo il mare da Nord a Sud e viceversa. Trapani, XVIo secolo, piccola Venezia del Tirreno, inondato l’occidentale suolo dal mare di tramontana, ai pescatori consentiva, incuneandosi le barchette, a vendere il pesce a domicilio. Così da mezzogiorno, dove il mare “assai cupo e incomodo”, interrati a livelli più razionali i fondali, alle barche consentì questo “bisogno opportuno”: Era questa la “publica pescaria” che girava intorno a lei. Lungo canale, quindi, narra una nebulosa Leggenda, ivi esisteva, ove Scheria sorgeva tra le brume di un tempo perduto e ove l’eco indistinto ancora si coglie di strane risonanze mitiche, al primo albeggiare dei Feaci in terra sicana.

Percorrendo l’Odissea Omerica, alcuni studiosi avanzando tra ipotesi, riferimenti storici, coincidenze ambientali, raccontano.; …l’antica origine locale di questo poema greco l’Odissea… l’antica Scheria… essere l’antica Trapani. E’ questa la Trapani odissea? a torto o a ragione confusa con l’isola greca di Circira? Notti insonni per idealisti sognatori o per studiosi illuminati. Odissea di Butler… scontri critici a Trapani col nostro irriducibile Fortunato Mondello, studioso insigne di cose patrie, quasi alla fine del decorso secolo, impegnati entrambi al dialogo acceso, serrato, alle dialettiche storiche, al passo di lunghe e lente passeggiate alla Marina o al Corso, che fu già “Rua Grande”, insieme avviandosi, a passi stretti, misurati, intercalati da pause pensose, e sovente soffermandosi, mirando e rimirando al di là di “Porta Botteghelle”. Ivi cercando la chiave del mistero, per esaminare, riscontrare, riconoscere e leggere, tra le scogliere emergenti, pallide testimonianze dei versi del sommo Poeta e ritrovare frammenti delle tracce di Scheria. Quante volte gli sguardi si sono affondati in quello scoglio, doppiamente storico, del “Malconsiglio” e spaziare, insidiando, alla ricerca di un porto estivo, creato dai Fenici, ormai completamente scomparso. Trapani mitica sei veramente l’antica Scheria? l’antico porto omerico lungo il canale tra Porta Botteghelle e Porta Serisso? Feaci popoli primitivi della Sicilia foste, oriundi della Fenicia, abitatori prima della mitica iperea, in quel di Camerina, facile scalo commerciale. Emigranti per molestie e poi indisturbati sulla vetta di Erice “città in alto luogo posta”, le stanche membra posero. Esperti navigatori alla facilità e convenienza dell’approdo d’Iperea, preferirono essi la sicurezza del sito ericino, instaurandovi il Culto della Dea Astarte che ne passò lo scettro lascivo alla greca Afrodite e poi alla romana Venere con le sue trasparenze di sogno. Nostalgici del mare, i Fenici poi d’scesero nella sottostante spiaggia trapanese e ripresero, alcuni, l’attività marinara. Fu così che quella spiaggia si chiamò Scaro (luogo di commercio) chiamata poi e identificata, dalle genti di allora esistenti, come la Scheria fenicia. Bisognosi, ivi, della protezione del Dio Nettuno, navigatori coraggiosi, ma timorosi, innalzarono Essi un Tempio al Dio del Mare, nella Piazza Scheria, offrendo in sacrificio, il sangue delle Vergini e dei Fanciulli. Sugameli, traducendo Omero, dà un quadro interessante della presunta Scheria di quel tempo: Alte mura su palafitte perimetrali, spesse torri, un bel porto, una stretta entrata con navi ormeggiate lungo la banchina, ordinate. Poi la Piazza delle Adunanze e il Tempio di Nettuno. Riportando altri versi: con Penelope parlando e col figlio Telemaco, Ulisse dice: Viviamo lungi da terra nel mare fragoroso”. Era, dunque, l’antica Scheria, allora, un’isola? Riandando ai suoi ricordi, la pianura arenosa egli vide (l’attuale Via G. B. Fardella) completamente sommersa e i due mari di tramontana e di mezzogiorno collegati. All’arduo cimento è d’uopo ora le testimonianze seguire dei vissuti in quei tempi. Trapani, fíne 700, per mano ci guida Padre Benigno.