I TRASLOCHI DELLE PASSIONI di Nicola Colombo

I TRASLOCHI DELLE PASSIONI di Nicola Colombo

NICOLA COLOMBO
NICOLA COLOMBO

PREFAZIONE DI PIERO FOROSETTI

poeta e scrittore

A I TRASLOCHI DELLE PASSIONI

Il buio c’è  perché ci sia la luce e così possiamo dire della morte rispetto alla vita.

Nicola Colombo, autore dalla scrittura densa e colta, ha fatto di tale riflessione l’asse portante di questa nuova fatica, dipanando la riflessione sul groviglio del suo personaggio; un io-narrante che nella solitudine di una casa proteggente, dove convive con la sua vista “ ridotta al lumicino”, non teme di illuminare anche il più recondito angolo del proprio sentire.

Non sente il bisogno di assegnarsi un nome, né di battesimo, né di progenie, ma al contrario con meticolosità porge i nomi dei tanti che lo hanno corrisposto significativamente nel suo viaggio umano seguito, da Colombo, fino alla morte, al passaggio nella dimensione dell’ altrove che il personaggio, nella figura che prende corpo pagina dopo pagina, potrebbe significativamente definire un ulteriore trasferimento. Un trasferimento nel niente.

Il non darsi un nome è una scelta che esalta il valore intimo, ancor più che personale, dato alla narrazione, dal momento che “ di-arieggiando” il proprio passato non si ha bisogno di fornire la generalità.

A tanti altri – e nei “ posti distinti”, Ale e Lia, coppia amica, la prima sua donna Fulvia, la concreta Nerina, i figli Alessandro e lo sfortunato Giuliano, l’improvvisa Laura ed Emilio, ultimo incontrato ancorché nipote, che sentirà il richiamo delle radici, o forse, ancor più, del volo alto del nonno – il romanzo d° spessore e un rilievo sul quale la luce produce giochi di chiaroscuro davvero significativi.

Fra tutti questi, posto speciale è tuttavia quello di Lidia che entra a metà del racconto da giovane e da quel momento in poi non lascia più la memoria e il sogno di chi, nel romanzo, narra se stesso.

Lidia sembra costruire quella luce che la vista lesa del narrante segue in un percorso a parabola che ha momenti di lucido strazio, ma contemporaneamente di una crescita che la morte stessa sembra esaltare.

Come per il proprio nome, restano indefiniti anche i luoghi dove il protagonista vive e tiene, in una casa solida e amata, il precario piano su cui poggia la propria solitudine nel darle forma di scrittura.

È tuttavia facile per il lettore che conosca gli altri libri di Nicola Colombo ritrovarvi il sud, una Sicilia che non si edulcora e chiede prove d’amore non adatte a spiriti fragili.

Lidia è legata a Firenze, ma egualmente lo sono i suoi figli. E Firenze ancor più di Trieste dove il protagonista si è iniziato alla vita adulta, è il luogo privilegiato del romanzo che non trascura i particolari, i dettagli che arrivano al numero civico di una particolare strada, tipico di chi annota sui propri quaderni un indirizzo importante, la memoria di un luogo-scena, per poterlo ritrovare anche in caso di defaillance della memoria.

Forte sicuramente è il legame che Nicola Colombo, in quest’opera che romanza parti importanti della sua storia e del suo sentire, confessa implicitamente di avere con la città del Giglio, oltretutto con la consapevolezza che la città non merita più il rispetto che ancora gli viene tributato.

Ed ai suoi legami valutati prioritari è forse da attribuire la richiesta a me, amico fiorentino e ponte fra il fantasticare e il ricordare Lidia, di cimentarmi in questa presentazione.

Aprile, 2015

Piero Forosetti

poeta e scrittore

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.