Ho incontrato Nat Scammacca – Incontro Biblioteca Comunale Paceco 23 Aprile 2015

Ho incontrato Nat Scammacca – Incontro Biblioteca Comunale Paceco 23 Aprile 2015

Ieri 23 Aprile  si  è tenuta presso la Biblioteca Comunale di Paceco organizzato dall’Ass. Culturale “C. Scaduto”, la Prof.ssa Susanna Scaduto e dall’amico ed artista Franco Agate, hanno organizzato l’incontro con il Professore Serina autore del saggio ” Ho incontrato Nat Scammacca” . Il Giornalista Giacomo Pilati ha intervistato Iil Prof. Serina sul lavoro di analisi dei testi di Scammacca. Hanno analizzato  la filosofia, la metafisica, l’essere Nat Scammacca  insita nelle opere di  mettendo in luce i vari aspetti.  Sono state anche fatte delle letture di brani da testi dello scrittore  scomparso(filmato n 2), ed infine per chiudere la serata un concerto del quale potrete  ascoltare i brani nel filmato che chiude il post.

INTRODUZIONE Nat Scammacca poeta e filosofo della scienza

 

La pazza poesia

E’ davvero incredibile per molti, anche dei suoi amici, immaginare Scammacca filosofo della scienza; uomo piuttosto straordinario sì, ma strano, tanto strano da essere ritenuto pazzo, anziché filosofo. Eppure egli stesso, in una visita privata, prima ancora che si ricoverasse al Creedmoore Hospital, confessò ad un medico: “Dottore, io so di essere malato, da diversi giorni non mangio e non dormo, ho una gran paura, tanta paura di certe perone che mi perseguitano.” E il dottore a lui:” Lo so, ragazzo mio, si vede subito che sei malato … In verità, non mi sembri malato di mente, sei soltanto depresso ” {Due Mondi, romanzo, p. 103).

Ai medici di quello ospedale che gli chiedevano le generalità, rispose, invece, brevemente e un po’ riluttante:” Ex pilota, insegnante, sposato con una siciliana e una scozzese, il tifo, la paura ” (p. 131). Il motivo ufficiale del ricovero è il tifo contratto in Sicilia e per questo mandato al ventunesimo piano dell’ospedale, ma non avendo il tifo, fu subito spedito al primo, al reparto dei soldati veterani che venivano sottoposti ad esperimenti di insulina. Sposato con due donne, amato e tirato dai due lati, sentiva amore sincero per la moglie e i figli e dall’altra parte godeva dell’attrattiva affettuosa e sensuale dell’altra, sposata civilmente; e se ora egli era toccato nell’animo da una lettera straziante della moglie in Sicilia ora era confortato da una piacevole telefonata dell’altra. Il senso di colpa e la paura della minacciosa parentela di lei, la parentela siciliana, cominciavano a turbarlo. Ma lui si reputava e voleva essere ad ogni costo uomo libero. Distrutto, depresso, diviso in se stesso, al dottor Genco, siciliano anche lui ed amico di famiglia, che gli chiedeva confidenzialmente: “Divorziato?” Rispose: uNo, soltanto diviso Ecco il dramma di Nat Scammacca. In Metafisica, poesia da lui composta, secondo la visione filosofica empiriocriticista di Ernest Mach, come vedremo, di non facile comprensione, Scammacca scrive: Mi stacco da me stesso/ due esseri I uno fisico/ e/1’altro/ io-tutto anima. Dicono che sono pazzo? Ma che importa! (Ericepeo II, p.139).

E’ un conflitto semplicemente affettivo o è più profondamente scientifico- filosofico? Una serie di interrogativi che lo interessano, e possono interessare anche noi, ruotano attorno a punto centrale: ti mondo fìsico e il mondo psichico-mentale sono due mondi diversi, come comunemente si crede, oppure è un ’unica realtà cosmica’? Conseguentemente possiamo chiederci: ti corpo el‘io sono due entità distinte, corpo e anima, come si dice, o sono una entità? L’io e l’universo sono due realtà o sono compartecipi della stessa unità cosmica? La materia può avere natura psichico- mentale? Sono queste domande fondamentali a cui la gente comune sfugge, radicata su vecchie concezioni della realtà, ma che hanno interessato filosofi e scienziati da Mach ad Einstein e ai fisici della Meccanica Quantistica. La concezione che non esistono due mondi, vale a dire uno terreno e un altro divino, ma una < unità universale> è la visione scientifica e rivoluzionaria proposta da Einstein.

Uomo moderno, anche Scammacca scrive che i due mondi tendono l’uno all’altro e che l’io è compartecipe di questo universo. L’io è universo e l’universo è io perché non si dà l’io senza l’universo né l’universo senza l’io, avevano spiegato gli empiriocriticisti Richard Avenarius ed Ernest Mach. La compartecipazione cosmica dell’io diviene uno degli aspetti fondamentali del pensiero di Scammacca. Questo può apparire delirante e delirante sembrerebbe anche leggerlo: si rimane disorientati e smarriti quando tentiamo di cogliere immediatamente il significato delle parole che sembrano buttate sulla carta per gioco o per passatempo.

Salvatore Mugno, scrittore letterario e critico esperto, non risparmia critiche forti e distruttive dell’immagine del poeta e filosofo: “L’io psicologico del poeta è l’asse sulla quale – talvolta quasi impudicamente – strombazzano le sue parole così come le sue narrazioni e le sue riflessioni. Questa inclinazione a “filosofeggiare” (più che a ideologizzare) sulla propria vita e sulla propria letteratura … spesso capitombola sul gioco linguistico, in una visione trasognata e irreale dell’esistenza” (Novecento letterario Trapanese, Isspe, 2008 p.86). Anche gli amici dell’Antigruppo troveranno stranamente nuovi i suoi versi: “Ricordo l’ultimo recital sognato senza manoscritto/- fioriva dalle mie labbra pulsanti/ in vapore di versi stranamente nuovi/ e pure per l’orda dei poeti che ascoltava ” (Una poesia sognata) (p.43). Non nego comunque che talvolta ci troviamo, come vedremo più avanti, dinanzi a testi apparentemente indecifrabili e a linee di scritture composte a ghirigori.

Tuttavia, nelle pagine di Ericepeo II, silloge in cui Scammacca raccoglie le poesie da lui stesso dichiarate con il sottotitolo: Philosophical and Metaphysical Poems/ Poesie filosofiche e metafìsiche (Casa editrice Antigruppo Siciliano, Trapani 1990), a mio giudizio, vibra un’intensa ispirazione poetica che nasce da una approfondita e partecipata visione scientifica delTuniverso e dell’esistenza umana, due mondi che tendono ad integrarsi ed identificarsi in uno, che si rispecchiano nelTio, nel noi.

Filosofo della scienza, egli oltre che a Mach, cui si riferisce dichiaratamente nella poesia “Due Mondi” (si gira fermi con Mach) (p.33), pubblicamente confessa di ispirare la sua rappresentazione dell’esistenza alla Teoria Quantistica con queste parole, come egli stesso scrive nella presentazione al volumetto tascabile, A meeting with David B. Axelrod and Gnazino Russo, (Cross Cultural Communications, Trapani 1979): “E mentre Gnazino Russo diceva queste cose (parlava di farfalle) mi veniva in mente quella strana teoria dell’esistenza (filosofica o fisica?) per cui la realtà della stessa esistenza è un etere fornito di fotoni-quanti che non si muovono ma oscillano e noi siamo manifestazioni di quelle oscillazioni come quelle dell’acqua, un’esistenza affascinante, dunque evanescente come le tue farfalle “ (p.55).

Nel romanzo autobiografico Due Mondi, Scammacca qualificherà la velocità della luce, la misurazione in spin, l’equivalenza dell’energia con la massa, come: “/e mie teorie sulla fisica” (p. 228). Ma Nat Scammacca è filosofo della scienza, come vedremo, perché la sua ispirazione filosofica nasce “dalle viscere della scienza” per dirla parafrasando le parole di Moritz Schlick, il fondatore della Scuola di Vienna, intitolata ad E. Mach. Senza un’adeguata informazione del pensiero di Mach non possiamo avere una corretta interpretazione della concezione fisica e filosofica che Scammacca ha dell’universo e dell’esistenza umana.

Se già il contenuto della poesia di natura scientifica è di per sé difficile, bisogna aggiungere che lo stile della poetica scammacchiana è spiccatamente futurista, con le note caratteristiche della soppressione dell’uso della sintassi, della punteggiatura e soprattutto della sostituzione dell’uso del sostantivo con l’analogia, con la ricca valenza di più sensi, ma che ne rendono più faticosa la lettura. Abbiamo notato altrove il significato di “gelso siciliano” che sta per albero, albero genealogico, padre, antenato, antichi Elimi, come “tuorlo giallo” sta per uovo, ovulo, grembo, madre, ambedue immagini e forme archetipali che rappresentano le origini primordiali della sicilianità nel quadro generale dell’umanità (Serina A., Ho incontrato Nat Scammacca, edizioni arianna 2013 pp. 38-42). Solo in questa prospettiva poetica scientifica e futuristica dell’analogia possiamo capire, ad esempio, ”Nero formaggio rugoso” ( Ericepeo II, p.23), un vero rompicapo, pot-pourri, ma in realtà meravigliosa descrizione della materia primordiale, formaggio nero, comprendente il 30% della materia bianca e il 70% di materia oscura; formaggio coagulato perché la materia è condensata in un punto da cui sarebbe originato l’universo.

Il commento riguarderà semplicemente le più significative poesie d’indole scientifico-filosofica di Ericepeo II, che fa parte della trilogia Ericepeo I – che contiene poesie di famiglia e di natura – ed Ericepeo III che contiene poesie dette “io Antigruppo”. La dozzina di poesie filosofico-metafisiche, prese in esame nel testo in italiano e all’occasione in quello inglese, sono le seguenti:

Di nuovo e di nuovo ora; Nero formaggio rugoso; Gioca gioca nel silenzio; Due mondi (si gira fermi con Mach)’, Big Bang-, Due sogni; Gestalt; Una poesia sognata; Immagina questo universo’. Dimensione; Metafìsica (da Romantico Io). A parte ho esaminato anche Andando sempre qua, Il fiore e II Muro.

Cesare Zavattini, nella presentazione a Due Mondi, in pochi ma chiari termini aveva puntualizzato che Scammacca era < alla ricerca d’un terzo luogo dove definirsi finalmente nel fisico, nei sentimenti, nei concetti> (p.9).

Lo scopo del presente lavoro è metterci sulle stesse orme, penetrare in quel terzo luogo, in quel mondo fisico, dei sentimenti e dei concetti e scoprire la dimensione profonda della sua esistenza e, soprattutto, l’autenticità e l’originalità del suo pensiero scientifico-filosofico – “i concetti” di cui parla Zavattini – contenuto particolarmente nelle poesie filosofiche e metafisiche di Ericepeo II.

Il terzo luogo non è utopico, illusorio, immaginario ed irraggiungibile; è il luogo vero e reale della scienza moderna postnewtoniana, a cominciare da Ernest Mach fino alle teorie della Meccanica Quantistica e della relatività di Albert Einstein, da cui prende ispirazione la sua welttanschauung. Queste teorie o sono sconosciute o sono volutamente respinte dalla vecchia mentalità tradizionalista e da quella ufficiale. Per questo motivo Scammacca fu ritenuto pazzo, si finse pazzo, si dichiarò pazzo. Costantemente pazzo come Ulisse si presenta in tutte le sue principali opere: Schammachanat, Ericepeo, Due Mondi.

Propendo a credere pertanto, come ipotesi di lavoro, che la drammatizzazione degli eventi personali e la ricostruzione ad incastro degli stati paranoici e la terapia insulinica siano correlati ad arte in Due Mondi, con molta abilità simulativa, per proporre i nuovi aspetti dell’epistemologia e le nuove prospettive scientifico- filosofiche da lui fatte proprie. Parecchie poesie filosofiche di Ericepeo II trovano infatti il loro contesto storico-culturale in Due Mondi di cui proporrò un ampio confronto nel capitolo nono di questo lavoro.

La figura di Nat Scammacca è cult per numerosissimi suoi estimatori: non solo fu il fondatore e l’organizzatore instancabile dell’Antigruppo Trapanese, bensì un personaggio di rilievo d’una cultura populista ben determinata a contestare il sistema dei poteri egemoni, soprattutto negli anni ”60” e “70”, sia in campo nazionale che intemazionale, essendo egli legato ad influenti amicizie d’Oltre Oceano, come quella del Ferlinghetti della City Light di S. Francisco in California e di poeti ed artisti come Stanley H. Barkan, David B. Axelrod, Papp Arpad ed altri.

Figura straordinaria, per certi versi strana, non viene tuttora accettata da taluni dell’opinione pubblica per la sua posizione anticonformistica, libertaria e licenziosa, quale emerge dal romanzo autobiografico Due Mondi e dalla sua stessa vita personale. Da qualche altro viene ridotta ad una figura ambigua d’una stimolante storia d’amore d’un personaggio superstizioso, devoto al numero tre, e visionario agitato da immagini persecutorie

L’interpretazione che propongo si fonda unicamente sulla lettura critica dei testi e prescinde dalle altre interpretazioni date del pensiero di Scammacca; ne riporta conseguentemente i pregi ed i limiti. Considero questo mio lavoro un tentativo di dare una breve ma sistematica esposizione del pensiero del poeta e filosofo della scienza ericino, siculo americano, e dare un contributo alla ricostruzione della figura reale di pensatore

Mi rincresce che non mi sia consultato con Nicolò D’Alessandro, autore dei dipinti che illustrano Ericepeo II. Ho avuto il piacere, invece, d’essermi incontrato con la professoressa di lettere italiane, Gabriella Ruggirello, che ha letto la bozza di questo lavoro e le sono sinceramente grato. Lei dall’infanzia ha conosciuto Nat per i reciproci rapporti familiari e ha avuto modo di apprezzarne le doti culturali nei frequenti incontri a villa Scammacca, nelle recite in pubblico e standogli vicino fino alla morte. Lei però mai aveva potuto cogliere tale profonda concezione scientifica e filosofica, che ha avuto modo di scoprire ed apprezzare leggendo la bozza. Poetessa anche lei, la Ruggirello ha voluto farmi sentire la recita della poesia di Scammacca, poca conosciuta. Il Muro, recitandola così bene come più volte lei l’aveva ascoltata dalla viva voce di Nat che accentuava la parola “terribile! ” :

Ho fatto una cosa terribile!

Ho costruito un muro.

E ’ alto, è largo, è lungo e più strano ancora, è silenzioso…

Ora non mi resta Che il muro e il silenzio Che terribile cosa sapere che sono stato io

a fabbricare il muro. !

Davvero titanico era il progetto di voler costruire un muro alto, largo e lungo, stranamente silenzioso, più di quanto fosse quello della sua famiglia: presentare una dimensione nuova dell’universo ed un’esistenza nuova di vita. Terribile cosa! Come si è detto prima, fu preso per pazzo.

Tengo a precisare che nella concezione dello Scammacca la sessualità è intesa, come presto vedremo, non come attività morbosa, ossessiva e peccaminosa, bensì come energia isomorfica all’energia fisica ondulatoria che pervade l’io e l’universo.

Rivolgo vivissimi ringraziamenti a Silvana Di Prato, a Davide Greco e Gabriele Greco che hanno curato con diligenza e passione la corretta stesura del testo computerizzato.