Antigruppo anti gruppo antigruppo anti gruppo anti gruppo antigruppo antigrup

Antigruppo anti gruppo antigruppo anti gruppo anti gruppo antigruppo antigrup

TEATRO SELINUS  Castelvetrano

Due siciliani a Greenwich Village,Ν.Υ.D

[thumbnail border=”1″ target=”_self” src=”https://natscammacca.eu/wp-content/uploads/2015/06/COPERTINA1-464×600.jpg”]

 

Due lingue lar ine vanno per ‘ Du gal Street ed hanno occhi siciliani.Vocali aperte si curvano nel terso azzurro del cielo fluttuano nell’oro e nell’argento.Il beami! barbuto si ama

quando dine “I miei capelli sono lunghi ma io sono io Ohi la pietra della città è pesante nei canyons dove le .finestre fiammeggiano come, an ime di vetro.

Dolori ribelli e barbe abbracciano il vento e fremono contro l’unità commerciale che pensa e agisce per noi.

La candela sfrigola occhi piangono

chitarre tormentano l’aria di cera

mentre i suburbi scorrono attraverso la porta

e il cantante balbetta.

Dosa si vuole : paradiso o inferno da caffè schifosi e falsi flamenco lamenti di nero e r®sso attraverso l’apparato nasale?

Un filo d’aria sconvolge palloncini colorati di sogni quando le ragazze-bene fanno capolino chiedendosi quali perle spargeranno per penetrare la notte insanguinata.

Orecchie latine bevono nel flusso di melodia del villaggio i geroglifici rapidamente congelati sull’osso sanguinante.

Noi versiamo lacrime di pazzia fuggendo nelle strade bagnate come pesanti gocce di pioggia ci disperdiamo nella notte.

Antigruppo in Marcia
Antigruppo in Marcia

Un americano a Trapani

Canto nella Sicilia lontana da americano,ben clic perso in un turbine di eventi vedo umidi selciati rilucenti,ancora, al lume dei lampioni a .li- angoli, gli angoli sterminaci di New York, e odo il sincopato jazz di lersixwin die mi pulsa alle orecchie.

Tur co parco di me :

la La..ruta in levare, il pasco avanti a dolci a ; .ordì.

Tutto che . o a bj an do nato

per dei com, osicori folli, buoni

a battere politici tam-tam

al suono della guerra,

colpi che s’avventarono su me

che mi seossero eh e m i t ramo r t i r ο η o , mi fecero

fuggire come cane scudisciato

via trascinando i miei sogni segreti; giacere non si poteva piu ascoltare altro se non quei grandi urrà di guerra. Ma orsù l II ritmo veloce dei tram

scorre col pomeriggio,

con gli autubus che voltano ai crocicchi della grande città.

Ξ questo ancora vive entro di me

come un’eco gigante

che nei gerghi di Brooklyn si dirama,

nei variegati accenti

della più grande folla conosciuta.

Tutto ciò mi ricorda che sono americano.

(Traduzione di E.Manderà)

 

AMERICA1

Era mio zio “u mastru firraru”

Quando morirò

la bandiera la voglio rossa, rossa dico

e non drappeg piata sopra me

su un corpo inerte

no, non in tal modo

non una lancierà piegata

senza vita

senza vento

che non si muove

che è morta

ma vessillo vivo, vessillo rosso orgogliosamente portato alto nel vento

II

“In alto,sì, cosi, lo voglio !

Mi senti ?

Oli questo vento silenzioso nelle mie orecchie o‘è poco tempo così poco tempo.

Presto,dico,

più vicino alle mie lallora mi senti ?

Sì, tu -proprio tu – portala davanti a me nella lenta processione portala, ma con or goglio o rgo gl iosamen te ripeto perchè è il mio ultimo saluto.”

Ili

“No, per piacere, no – niente lacrime Sono un uomo il piangere è alle mie spalle ed io amo io

morendo come tatui gli uomini muoiono

uno e per uno

in una strana solitudine

ecce io la bandiera

che mi sventola davanti

viva nel vento

con orgoglio dicendo agli amici

e a tutto il mondo:

morto è u mastra firraru”.

 

 

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.