INTRECCI d’ARTE al Museo del Disegno · recensione di Emanuela Davì

INTRECCI d’ARTE al Museo del Disegno · recensione di Emanuela Davì

12 maggio 2019, MUSEO DEL DISEGNO, Palermo. Inaugurazione della mostra “L’EROS DEI SEGNI” di JUAN ESPERANZA a cura di Nicolò D’Alessandro. Emanuela Davì legge “La casa sulla collina” di Nicolò D’Alessandro. Mostra organizzata nell’ambito dell’ottava edizione 2019 della SETTIMANA DELLE CULTURE a Palermo, con il patrocinio della Città di Palermo e del Museo del Disegno.

Domenica 12 maggio, presso il MUSEO DEL DISEGNO a Palermo si inaugura la mostra “L’Eros dei Segni” dell’artista messicano Juan Esperanza. Grazie al sopralluogo e alle prove tecniche per realizzare la lettura de “La casa sulla collina” con la quale è mio privilegio partecipare all’inaugurazione, ho potuto fare esperienza dell’allestimento con qualche giorno di anticipo sull’apertura ufficiale al pubblico…

MUSEO DEL DISEGNO, 12 maggio 2019. Un momento dell’inaugurazione della mostra. Al centro: Juan Esperanza. (Foto Gisa Messina)

Già il luogo, un museo privato aperto alla città, lascia presagire un’esperienza espositiva insolita e un godibile inedito rapporto con le opere in mostra. Questa “promessa” diviene tangibile quando ci si scopre, entrando, accolti come ospiti più che come visitatori: ospiti di un museo che è anche laboratorio, dove ci si muove circondati da opere che si offrono senza porre “distanze”, un luogo che continuamente si alimenta delle energie profuse e diffuse per la trasformazione della materia in forme d’arte. Una fucina dove l’incondizionata prossimità ai disegni, ai libri e ai mille altri oggetti comunica con naturalezza l’idea della “normalità” legata al dialogo sociale attraverso la cultura.

Qui, nel denso e generoso spazio del Museo del Disegno, per l’inaugurazione del 12 maggio 2019, la regia di Nicolò D’Alessandro intreccia diversi linguaggi d’arte. Chine, taccuini, alcune tele e terrecotte “parlano” l’eros dei segni di Juan Esperanza, in un compendio di opere che può esser definito un epigrafico saggio della sua arte, sullo “sfondo” niente affatto neutro del museo-laboratorio, fatto di altre e più ampie superfici disegnate…metafora di come nessuna arte possa prender forma se non da un contesto, da una radice culturale che ci si può sforzare di delineare ma che, infine, resta insondabile. Nel caso dell’autore in mostra, poi, questa “radice” si dirama a cavallo dell’oceano Atlantico, tra la cultura messicana e azteca – cui egli appartiene per nascita e formazione – e quella mediterranea dalla quale si è lasciato “accogliere” nella vita e nell’arte.

In questa occasione dunque, il piccolo museo si è fatto “ponte sull’oceano”. “Piccolo”, quindi, come scrigno prezioso e magico, al cui interno i significati puramente metrici possono scardinarsi a favore di altre percezioni di “profondità”, espresse dai mille segni e disegni che ne costituiscono le “pareti” espandendone lo spazio verso dimensioni immaginifiche dal respiro insospettabile…In tal modo, le opere esposte comunicano se stesse e il “filo” che le unisce in un ambiente culturale che ne fa “risuonare” la natura in movimento dei segni e della consistenza ancestrale sottesa alle immagini che prendono forma (“eros” è sempre “movimento”), rivelandoci inevitabilmente anche una parte della nostra sostanza umana. Al riguardo, il curatore scrive: «i disegni essenziali di Juan, appositamente realizzati per questa mostra, restituiscono, come avviene in tutta la sua produzione artistica, il senso del non conosciuto, dei suoi gioiosi enigmi, dei suoi orrori. Un atto generoso, il suo, ma nello stesso tempo severo, dissimulato da un’apparente semplificazione delle forme, che ambiscono alla purezza e alla libertà. Juan non parla di bellezza, ma affronta consapevolmente lo scoglio della verità».

Poi, alla notazione critica accosta un commento letterario, inserendo nel rito di inaugurazione la lettura de “La casa sulla collina” (1981), un racconto breve – quasi epigrafico – il quale si consuma, in un iter temporale ad andamento circolare, attorno a una idea di “nóstos” che, similmente a quello di Odisseo, è di natura esistenziale molto più che geografica.

Lo scritto evoca un sentimento nostalgico dalle sfumature ossessive, un “eterno ritorno” o forse eterno “ricordo” discendente verso l’insondabile, per il quale la voce narrante si sdoppia in una dualità ambigua: “Chi narra” e “Qualcuno che ha già ascoltato”. Attraverso questo espediente teatrale forse si raffigura lo stato di occorrenza mai appagata che sospinge a ricercare nel mistero ciò che non può essere “compreso”: una memoria di impronta spirituale che emerge e riemerge senza posa attraverso indizi che mai andranno a comporre una visione chiarificante…poiché in questo raccontare – come nelle chine dell’artista messicano – di “apollineo” c’è soltanto l’elemento essenziale e imprescindibile per il loro stesso manifestarsi a noi, ovvero la materia nelle sue diverse sembianze: carta e inchiostro di china, in forma di segni, per le pitture; onde sonore della voce recitante, in forma di parole, per la narrazione.

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Quaderno edito in occasione della mostra di disegni inediti di Juan Esperanza L’EROS DEI SEGNI, 12-25 maggio 2019. In copertina: acquaforte di Edo Janich.

Per tutto questo…Grazie, Nicolò D’Alessandro e Juan Esperanza, per aver voluto intrecciare in un “tessuto magico” le forme della vostra arte con l’espressione della mia voce recitante, all’interno di una occasione che – per il luogo, gli ospiti, la compresenza di molteplici linguaggi d’arte, lo spirito di regia del curatore, l’organizzazione logistica di Aurelia Sinatra – con grande naturalezza ha dato a tutti i partecipanti la possibilità di condividere la percezione di come L’ARTE sia LA PIÙ GRANDE NORMALITÀ DELLA VITA SOCIALE. Grazie, pertanto, a tutti gli intervenuti – fra i quali i Maestri Michele Cutaja, Gino Merlina, Antonio Liberto, Vittorio Silvestri, Giuseppe Simonetti, Vincenzo Ognibene, Franco Panella, gli architetti Mariella Nacci e Giuseppe Ferla, il professor Aldo Gerbino – perché, con la vostra presenza, avete reso tutto questo possibile.

Emanuela Davì  (Palermo, 20 maggio 2019).

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