UN’AVVENTURA COLTA tra le sale d’arte di Palazzo Abatellis a Palermo · recensione di Emanuela Davì

UN’AVVENTURA COLTA tra le sale d’arte di Palazzo Abatellis a Palermo · recensione di Emanuela Davì*
UNA LETTURA PERFORMATIVA DI UNO SPAZIO PERFORMANTE
Chi ha amato “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson (1850-1894) e “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe (1660-1731) amerà pure il lavoro di Santo Giunta sull’architettura museale di Palazzo Abatellis, perché è avventuroso e avvincente come il primo, meditativo ed educativo come il secondo.
Un viaggio di scoperta in cui Giunta ci conduce (fisicamente attraverso le memorabili lezioni itineranti e mentalmente attraverso il libro che ha scritto) alla scoperta di significati “dimenticati” o meglio “inibiti” del progetto museografico di Carlo Scarpa (1953). Significati che ci riguardano.
Giunta dimostra che Scarpa, quando è intervenuto sull’organismo dell’edificio, pensava proprio a noi visitatori, provenienti da tutto il mondo!
Ma in che termini questo geniale progettista ci ha “pensati”? Come ci ha immaginati? Direi che lo ha fatto con grande rispetto, “sognandoci” colti e intelligenti (come lui): il percorso museografico che ci offre, infatti, è molto poco didascalico in senso stretto e molto più strutturato sulle allusioni, sulle associazioni sensoriali e visuo-percettive, sulla memoria d’arte, su un iter di intensità fatte di “crescendo”, “diminuendo”, “andante”, passando poi per l'”acme” emotivo e perfino attraverso il catartico “calo di tensione” che in ogni buona narrazione ci restituisce, sul finale, alla giusta dimensione di ricca e appagata serenità.
Ma questo percorso, che avviene attraverso una precisa “concatenazione” di spazi (uguale a dire “concatenazione di significati”) dove gli “oggetti” d’arte prendono vita narrativa e “parlano” di sé (e non soltanto di sé), rimane celato per diversi anni tra “detriti” cognitivi depositati dai marosi del tempo storico.…fino a che un esploratore esperto – con addosso un desiderio d’avventura simile a quello di Jim Hawkins e una capacità di osservazione come quella di Robinson Crusoe – si spinge in avanscoperta sul territorio complesso del progetto di Scarpa. Su due fronti, peraltro: quello della scrittura architettonica (l’ambito documentale dei disegni e degli schizzi di Scarpa per il museo di Palazzo Abatellis) e quello che invece coincide col “documento” architettonico costruito, fisicamente e matericamente presente nello spazio a quattro dimensioni (il quale include il tempo di chi vi si muove dentro).
Questo esploratore esperto è Santo Giunta, che ci mostra come siano proprio i visitatori – col loro movimento fisico e intellettuale all’interno del museo – il “centro” del progetto di Carlo Scarpa!
Col suo lavoro di ricerca ed ermeneutica del progetto, ha fatto in modo di “rimetterci al centro” (in quanto soggetti che possono interagire con lo spazio e con le opere d’arte) del progetto museografico di Palazzo Abatellis. Servendosi semplicemente della sua abilità di progettista che sa vedere, sa leggere e interpretare le intenzioni di un collega (Scarpa) che non può più spiegarcelo in prima persona.
Grazie, Santo Giunta, per averci restituito il senso più autentico di un’opera unica al mondo! Grazie a Te e ai Tuoi Maestri!
Emanuela Davì
Palermo, 02 novembre 2018
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* La recensione si riferisce alle lezioni itineranti e al libro di Santo Giunta, “Carlo Scarpa. Una [curiosa] lama di luce, un gonfalone d’oro, le mani e un viso di donna. Riflessioni sul processo progettuale per l’allestimento di Palazzo Abatellis 1953-54”, Marsilio 2016. Libro selezionato Index 2018 e Finalista al COMPASSO D’ORO A.D.I. 2020 sessione “Ricerca teorica, storica, critica”.
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