Tanto di cappello, e grazie ancora Nat Scammacca

Tanto di cappello, e grazie ancora Nat Scammacca

Mi piace immaginare che forse Scammacca avrebbe scritto lui stesso l’articolo, quale capo redattore del Trapani Nuova, riguardante l’episodio che lo rappresenta a “malcapitato” di turno. E mi piace pensare pure che non avrebbe affatto deriso, ma soltanto sorriso sulle sorti toccate proprio a colui che della poesia, della comunicazione e del libero pensiero ha fatto da traduttore per “i non addetti ai lavori”, rappresentando a tutti quanto di più alto ci possa essere nella non elezione della cultura, attraverso semplici gesti, di umano e quotidiano condividere.

Bene sia allora, ed ancora una volta, che a Scammacca tocchi scontare le inumane rappresentazioni della vergogna, perché soltanto lui sarebbe in grado, anche su questo, di fare poesia.

Quella che ha travalicato le forme, e si è insidiata nelle piazze, in mezzo alla gente comune, sui fogli volanti.

Pensiero che si libra nell’aria arrivando persino là dove nessuno poteva sospettare, insinuandosi sino a chi, sino ad allora, non era degno di poter sentire, perché indegno anche solo di capire.

Questa la più grossa rivoluzione portata avanti da un uomo che non ha mai visto, in alcun riconoscimento formale, la sua vera realizzazione.

Mi piace pensare che Nat Scammacca, dall’alto del suo superiore pensiero poetico, sarebbe pertanto ben felice di essere riuscito, anche da morto, a passare non inosservato, attraverso i canali della rivolta, che ti vedono titolata l’unica strada non degna di essere chiamata tale.

Ancora una volta vittorioso indiscusso, per essere arrivato, senza volerlo, a far eternamente parlare di sé e della sua immensa sostanza poetica.

Tanto di cappello, e grazie ancora Nat Scammacca

Rachele De Prisco

 

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