Etica – Filosofia – Politica – Letteratura nell’Antigruppo BENE E MALE

Etica – Filosofia – Politica – Letteratura nell’Antigruppo BENE E MALE

BENE E MALE

Ci sono alcune mattine in cui ci svegliamo e scopriamo tale tranquillità posata su una foglia, su ogni palmo del mondo che facilmente entriamo in u- no stato d’animo in cui an che il nostro sentire pensa. E così pensiamo tranquille lamento. Quel calmo ticchettio, quella pioggerellina silenziosa carezza le foglie con un soffice bacio liquido dei cieli, abbraccia la terra con una calma estensione di nuvole e come un balsamo ci tranquillizza e ci fa pensare.

Allora andiamo dà, fuori, sotto la pioggia e respiriamo a pieni polmoni. Quella umidità di mille foglie sembra più dolce del profumo di tutte le puttane di questa terra. È talmente dolce resistenza là sotto la pioggia, sotto i pini, che siamo persino capaci di dividerci in due esseri, due persone. Comincia così un dialogo tra i due io. Uno che vuole contestare e l’atro che vuole difendere ciò che esiste. Si discute io con io.

«Ah! ! ! amico mio che cammini sui soffici aghi di pino, che cosa è il bene? E che cosa è il male?»

L’io numero due risponde: «Ma non lo sai, gran cretino che sei? Il bene è la mammella di una donna, è la terra, è questa pioggerellina, le cose che esistono. Il bene è ciò che non cambia, il bene assoluto. Il male… toglimelo dai piedi, non voglio sentire parlare di male, di morte».

«Ma stupido che non sei altro», dice l’io numero u- no, «come potresti conoscere il bene se non ci fosse il male? E poi potresti essere veramente felice se niente cambiasse? Che sen so avrebbe la vita se non ci fosse la morte? Che sen so avrebbe la legge se non ci fossero i criminali? (Certo non difendo con ciò la esistenza della legge, cioè quello che tu consideri un bene, ma desidero il male, il minimo possibile di leggi perché la riduzione di questo bene permette un altro tipo di bene che a- gli occhi di molti come te rappresenta un male: la felicità nella libertà del caos dove comanda soltanto l’indi vi duo).

Che senso avrebbe ras- soluto se non esistesse questo mondo relativo che cambia sempre? Ma rispondi a questa domanda: Rispondi con calma considerando le cose che ho detto. È necessario il male?

L’io numero due un po’ accigliato riflette e intanto guarda le gocce di diamante appese alle punte degli aghi di pino, medita sulla temporaneità della loro esistenza quasi spaventato che il sole ad un tratto potesse spuntare e asciugarle, facendole sparire una per una, per sempre e per sempre. «Si, è vero, numero uno, quello assoluto che vogliamo, quel non cambio che desideriamo non varrebbe niente se non ci fosse il cambio, il cattivo. Quello che è, implicitamente, indica ciò che non è. Forse questa è l’armonia dell’universo. Se non significa che in ogni caso esistono gli opposti come la sinistra e la destra, ammette per lo meno la necessità dell’indisciplina per fare esistere la disciplina, il disordine per dare senso all’ordine, l’organizzazione quando la disorganizzazione non viene accettata e viceversa, esiste cioè un bilancio dell’esistenza, infatti il mondo non può sempre pendere su un lato». E il numero uno: «Chissà se troppo bene o troppo di una cosa non sia un male! ! !

«E perciò, ammetto», continua il numero due, che il male è necessario per apprezzare il bene. Su questo punto sono pronto a cedere, ma soltanto perché desidero il bene, voglio che Dio esiste altrimenti che cosa sarebbe questa nostra esistenza? Tutto diventerebbe irrazionale. Niente avrebbe senso e queste gocce d’acqua e la vita sarebbero proprio niente. Si, io voglio che Dio esiste che sia assoluto perché soltanto così avrebbe significato la mia esistenza. Vivo e spero di vivere per sempre, magari chissà dove!!!»

menti come potrebbe esistere il bene? E ti dico una altra cosa, amico mio, o meglio, ’io ’mio, non è vero che il bene sia esistito prima del male. Anche i cattolici meno fanatici non ammetterebbero ciò. E ad ogni modo arrivati a questo punto i cattolici lasciano in tronco il discorso per trincerarsi dietro il fanatismo che è il cattolicesimo, dicendo: «io ho fede». E nota, numero due, essi assumono questo atteggiamento a dispetto del fatto che chiunque afferma con certezza assoluta una cosa, è stupido e non sa che le più belle parole sono: «io so di non sapere». Come andrebbe bene questo detto per i cattolici, gli scienziati della relatività, per Einstein stesso! Tutti questi camminano nella loro certezza come se Socrate non fosse mai esistito e non avesse detto quelle parole. Anche l’avanguardia 63 così certa di quello che dice… ma qui è meglio troncare e continuare il nostro discorso. Il punto importante è che nessuno dei due, bene o male, sia esistito prima dell’altro e che tutti e due sono sempre esistiti ed esistono sempre (o non esistono affatto?) in questo mondo che noi conosciamo, in noi stessi. Sempre l’essere e il non essere il cambio e il non cambio. Basta che questo nostro cervello pensa di una cosa e quella cosa esiste soggettivamente.

 NAT SCAMMACCA 

 

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